Non serve un logo figo se poi comunichi come il cugino di tua zia
Se bastasse Canva, saremmo tutti milionari. Se bastasse un reel “in trend”, TikTok venderebbe da solo i tuoi servizi premium mentre tu sorseggi un caffè. Ma no: il marketing non è un filtro carino; è una disciplina scomoda, fatta di psicologia, dati e coerenza. “Nudo e crudo”, appunto.
10/23/20252 min read


1) La verità scomoda: nessuno vuole la tua pubblicità
Partiamo male: le persone evitano gli annunci. Su streaming e TV live, una maggioranza dichiara di schivarli attivamente; molti sono persino disposti a pagare per non vederli. Questo significa che il tuo piano “spariamo ADV e vediamo che succede” è un po’ come lanciare volantini dal terrazzo e sperare nel vento giusto.
2) Il B2B non è più una sala riunioni: è Google + schermate condivise
Nel B2B, i compratori preferiscono fare ricerca in autonomia e, nella valutazione di più fornitori, passano pochissimo tempo con ogni venditore. Tradotto: se non sei utile online prima del contatto, non arrivi nemmeno al tavolo. In più, una larga quota di buyer evita i fornitori che fanno outreach irrilevante. Quindi “ti disturbo 3 volte a settimana su LinkedIn” non è una strategia: è un modo elegante per farti ghostare.
3) La bugia pietosa del “basta essere virali”
No, non devi essere virale: devi essere rilevante e credibile mentre le persone navigano il famigerato “messy middle”, quella zona grigia tra il primo trigger e la decisione finale, piena di confronti, riprove, euristiche e ripensamenti. Se non presidii quel caos con segnali chiari (prove sociali, offerte chiare, coerenza di marca), vincono gli altri.
4) “Autentico” non è una posa: è un vantaggio competitivo
La fiducia non si compra a CPM. Le persone premiano i brand che riflettono autenticamente la cultura di oggi; al contrario, chi “fa finta di niente” resta irrilevante. Quindi: tono reale, temi che contano, coerenza tra parole e fatti. L’autenticità è utile perché riduce l’attrito nella scelta: se sembri ciò che sei — e lo dimostri — decido prima.
5) Gli ingredienti base del marketing che funziona (nudo, crudo e senza fronzoli)
Copri bene il target giusto: la copertura dei giusti pubblici è direttamente collegata al ROI. Non “sparare nel mucchio”, ma “arrivare alle persone giuste con messaggi pertinenti”.
Bilancia lungo e breve periodo: no, non è una religione: è evidenza. Il mix più efficace tende a mantenersi 60% brand (lungo termine) / 40% attivazione (breve). Se fai solo performance, bruci il terreno; se fai solo brand, non paghi le bollette.
Presidia il “messy middle”: mostrare, rassicurare, semplificare la scelta; riprove, comparazioni, offerte chiare, UX pulita.
Smetti di interrompere, inizia a essere trovato: se il 73% dei buyer evita outreach irrilevante, investi in contenuti che rispondono a ricerche reali (SEO, landing utili, guide, casi studio).
Ma quindi… che cosa dovrei fare domattina?
Rileggi la tua promessa: è chiara, credibile e differenziante in 10 secondi?
Pagina “Servizi” senza fumo: cosa fai, per chi, con quali risultati e tempi.
Due asset “evergreen” su problemi reali del cliente (no trendini) e un caso studio con numeri leggibili (obiettivo, contesto, azioni, risultati).
Annunci che aiutano a scegliere, non che urlano “compra ora”.
Misura sul serio: copertura del target, quality reach, tasso di considerazione, richieste qualificate, sales velocity. Se misuri solo click, stai guardando l’ombra.
Il marketing non serve a farti sembrare bello: serve a farti sembrare vero e utile nel momento in cui qualcuno deve scegliere. Il resto è rumore.
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